[LIVE…AFTER DEATH]

That is not dead, which can eternal lie.

But with strange aeons, even death may die.

(H. P. Lovecraft)

Circa una settimana fa, i “Nirvana“, durante l’annuale “Heaven Is Rock And Roll Gala” a Los Angeles, hanno tenuto il loro terzo “reunion-show” nel giro di pochi anni. Nel 2018, infatti, “Dave Grohl”, “Krist Novoselic” e “Pat Smear”, ovvero i restanti membri della band, fecero un’esibizione anche in California durante il “Cal Jam Music Festival” mentre nel 2014, invece, si esibirono per la prima volta dopo 20 anni, per celebrare l’inclusione dei Nirvana nella “Rock And Roll Hall Of Fame”.

Dove porterà tutto questo?

Ma, sopratutto, è giusto o meno che una band, morta e sepolta da anni, decida di rimettersi insieme per fare concerti, anche senza uno dei membri fondamentali o più iconici?

Nel mondo della musica, come anche nella vita, le tragedie non sono mai mancate e quasi sempre, dopo un breve periodo di assestamento, per assorbire la perdita” e per riorganizzarsi, molti hanno deciso di proseguire la propria carriera (AC/DC, Ozzy, Metallica, ad esempio), forse per paura di perdere, anche, il treno del successo.

E’ il ciclo della vita che lo impone, rialzarsi e provare a rimettere insieme i pezzi o in questo caso la propria band, cercando se possibile un valido e “rispettoso” rimpiazzo, per poi ripartire.

Dei “Queen+“, ho già parlato diffusamente in un precedente articolo ( vedi [BOHEMIAN RHAPSODY]), e pur riconoscendo l’insostituibilità della figura di Freddie Mercury, come artista, come performer, ma sopratutto come voce, ho trovato i tempi ed i modi scelti per rimettere in moto la band, alquanto rispettosi di Freddie e della sua eredità musicale, di cui anche Brian e Roger sono, comunque, stati artefici (insieme a John).

concerto chitarra freddie luci

Ho sempre apprezzato il fatto che Freddie sia tutt’ora parte integrante dello spettacolo dal vivo dei Queen, non come ingombrante “presenza” o ricordo, ma più semplicemente con la sua splendida voce (seppur registrata).

Un’analoga esperienza l’ho vissuta, lo scorso anno, anche ad un concerto della “Premiata Forneria Marconi” (PFM), al Teatro delle Muse di Ancona. La band infatti da oltre un’anno sta portando in giro, nei teatri di tutta italia, lo spettacolo “PFM canta De André“, celebrazione dei concerti del 1978 con “Fabrizio De André“, da cui vennero estratti i brani dello storico doppio album dal vivo (uscito in due volumi nel 1979 e nel 1980) “Fabrizio De André In Concerto – Arrangiamenti PFM“. L’idea originale dell’album era quella di ri-arrangiare le minimali canzoni di De André in chiave “Rock Progressive” proprio grazie al contributo della PFM, con cui Fabrizio aveva già collaborato in studio per il concept-album “La Buona Novella” del 1970. Il concerto di Ancona vede l’esecuzione integrale del volume 1 (del famoso live) più qualche brano tratto dal volume 2, intervallato dall’esecuzione di diversi brani dall’album “La Buona Novella”. Chiudono i brani della PFM, in un medley tra “Impressioni di Settembre” e “Celebration”. E’ festa! Appunto. Franz Di Cioccio, storico batterista della PFM, in questa occasione veste i difficili panni del cantante, interpretando, con profondo trasporto ed umiltà, le canzoni di Fabrizio. Ma come nel caso di Freddie (nei Queen), anche la voce, il timbro e l’intenzione di Fabrizio, nel canto, sono talmente iconici, da sovrastare il pur bravo Franz. Infatti il momento topico del concerto si ha quando Franz riprende posto dietro la batteria e la band si lancia nell’esecuzione di “La Canzone di Marinella“, accompagnando la magica voce (registrata) di Fabrizio De André. Brividi e pelle d’oca alta mezzo metro!

Scaletta PFM Ancona 14/03/2019: Bocca di rosa, La guerra di Piero, Andrea, Un giudice, Rimini, Giugno ’73, Universo e terra (Preludio), L’infanzia di Maria, Il sogno di Maria, Maria nella bottega di un falegname, Il testamento di Tito, La canzone di Marinella, Zirichiltaggia, Volta la carta, Amico fragile, Il pescatore, Celebration (medley)

Il tour sta avendo molto successo e tutt’ora continua, portando in giro lo stesso spettacolo, anche nei teatri già battuti mesi fa, il tutto a discapito delle celebrazioni, per i quasi 50 anni di vita, della stessa PFM. Forse serpeggia un po’ di ansia da prestazione e si preferisce continuare a battere cassa sull’attuale successo, assicurato dalla musica del grande Fabrizio De André. Ma con quale diritto? Il dubbio è, quantomeno, lecito.

Nel panorama musicale ci sono molte altre situazioni simili, in cui membri (o ex-membri o manager) più o meno importanti nell’economia di una band o nella carriera di un artista (deceduto), né stanno portando avanti l’eredità in maniera più o meno legittima. Quanto più la band o l’artista è famoso quanto più aumenta il consenso, ma anche il dissenso dei “fan”.

In ambito metal, ultimamente, ha fatto notizia il ritorno di “Phil Anselmo” che, con la sua band “The Illegals”, propone un live set interamente basato sui brani deiPantera“, di cui è stato il cantante per 15 anni (vedi [COWBOYS FROM HELL]). Ma la cosa che ha fatto storcere il naso a molti è il tempismo della faccenda. Phil, infatti, ha atteso la recente morte anche di Vinnie Paul (batterista e membro fondatore dei Pantera, insieme al fratello Darrell morto alcuni anni fa), prima di avere il coraggio di mettere in piedi questo tributo al suo illustre passato. Infatti questo “pudore” l’ha frenato dal suo proposito per anni, mentre ora che non c’è più nessuno ad ostacolarlo (o criticarlo!), come il compianto Vinnie, si è sentito, infine, legittimato a fare di testa sua. Anche Phil è stato artefice del successo dei Pantera, e trovo giusto che abbia tutto il diritto di suonare dal vivo quelle canzoni, per cui è amato e che ha contribuito a scrivere e portare al successo, insieme ai fratelli Abbott.

Ho avuto modo di vedere su YouTube un’esibizione della scorsa estate, dove Phil e i suoi, hanno proposto un set di circa un’ora di brani dei Pantera. Soprassedendo sulla sua pessima prestazione vocale (dovuta comunque ad un raffreddore che si portava dietro da giorni), l’esibizione, pur con qualche difetto, è stata a dir poco esaltante, perché in un attimo mi ha riportato indietro di oltre 25 anni, quando i Pantera erano la metal-band definitiva. Vedere l’incredibile risposta del pubblico, che saltava e “pogava” sotto il palco, al ritmo di alcuni tra i più grandi classici dei Pantera, mi ha messo i brividi!

Sono favorevole a questo tributo live da parte di Phil, e spero che in futuro riesca a coinvolgere anche Rex Brown (ex-bassista dei Pantera) o comunque possa mettere in piedi una band di alto profilo, per ricreare nella maniera migliore possibile l’alchimia dei Pantera. Spero, infine, di esserne testimone, quanto prima, sotto al palco!

Ronnie James Dio“, deceduto nel 2010, è stato un leggendario cantate “Heavy Metal” che ha fatto parte di gruppi storici come “Rainbow“, “Black Sabbath“, “Heaven And Hell” e ha fondato una propria band, di successo, nota come “Dio“. Tra tutte le operazioni commerciali per riportare in vita il nome di un artista e la sua eredità musicale, sicuramente la più particolare e controversa è quella che riguarda proprio Ronnie. Infatti dopo il debutto al Wacken Festival del 2018 i fan di tutto il mondo avranno finalmente l’occasione di vedere (o rivedere) in azione il loro amato cantate sotto forma di … ologramma. Realizzato dall’azienda specializzata “Eyellusion” utilizza alcuni campionamenti tratti dalle vere performance dal vivo di Ronnie. Wendy Dio, sua moglie e manager, ha ideato lo spettacolo “Dio Returns“, dove l’ologramma di Ronnie andrà in tour accompagnato dai “Dio Disciples“. La band è composta da Simon Wright (batteria), Scott Warren (tastiere) e Craig Goldy (chitarra), che sono gli ultimi musicisti con cui Ronnie suonava quando era in vita, cui si aggiungono Bjorn Englen (bassista) e ben due cantanti, Tim “Ripper” Owens ed Oni Logan. Come tiene a ricordare Wendy “Ronnie ha sempre amato sperimentare sul palco, ed era un grande fan della Disney. Sono sicuro che sarebbe d’accordo con il progetto-ologramma, è un modo per regalare ai vecchi fan l’opportunità di vederlo ancora una volta, mentre i nuovi potranno capire cosa significava sentirlo cantare dal vivo!“. Craig Goldy ammette che “I fan di Ronnie erano la sua famiglia e, come in tutte le famiglie, qualcuno non ha gradito quello che abbiamo fatto al Wacken. Ma questo è un regalo per i fan, abbiamo fatto tutto con lo stesso spirito di sempre!“.

concerto
Heaven And Hell Gods Of Metal Stadio Brianteo Monza 28/06/2009

Negli anni ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo, sia con i Dio, sia con i Black Sabbath e infine con gli Heaven And Hell e come nel caso di Freddie Mercury e Fabrizio De Andrè, anche con Ronnie James Dio siamo al cospetto di un vero e proprio fuoriclasse, con una voce unica. La sua musica, e quella di ogni band in cui ha militato, ha segnato in maniera indelebile il genereHeavy Metal“.

Io credo alle buona fede dei Dio Disciples e sopratutto di Wendy Dio. Lei è stata sua moglie (oltre che sua manager) per oltre 40 anni e quindi sono convinto che questo spettacolo sia, realmente, un sincero atto d’amore, molto costoso (ed un po’ folle!), fatto per mantenere in vita il suo/nostro amato Ronnie. Per chi pensa sia solo una spudorata mossa commerciale, forse dimentica o non sa che comunque la band dei Dio, non ha mai fatto, ai concerti, i grandi numeri che fanno ad esempio gli Iron Maiden o i Metallica e non è detto che il grosso investimento fatto per la creazione dell’ologramma sia, altrettanto, redditizio. La perplessità rimane, invece, sulla possibilità di assistere ad un concerto, intero (o parziale?), in cui la performance della band è sincronizzata ad una voce registrata o, nel caso specifico, ad un ologramma, questo potrebbe togliere spontaneità alla prestazione live e farla diventare, decisamente, finta“. Ecco forse spiegato l’impiego di ben due cantanti nella band, mischiando le carte si può avere il meglio dei due mondi, il tipico concerto metal unito all’eterno ruggito tecnologico di Ronnie! So di essere “blasfemo” (what?), ma ammetto di essere curioso!

Tra i molti artisti che spesso travalicano le frontiere della morte senza ritegno, ce n’è uno in particolare, una band, che va in una direzione diversa, ipotizzando addirittura il futuro pensionamento di tutti i suoi membri storici, ma non la fine della band (what?). Ladies and gentleman. You want the best. You got the best. The hottest band in the world … “KISS“!

“Paul Stanley” (cantate e chitarrista), uno dei membri fondatori, “è convinto che i Kiss potrebbero andare avanti per sempre, anche senza alcun membro originale!”. Dice che “il segreto della longevità sono i cambiamenti e, per fare in modo che qualunque cosa possa continuare, occorre fare ogni genere di cambiamento. L’esempio perfetto è quello di una qualsiasi squadra sportiva o dell’esercito. Quando credi in una causa comune, se qualcuno cade lungo il tragitto o se ne va, semplicemente viene rimpiazzato!“. E continua “sono ben consapevole della mia mortalità e, per quanto mi piacerebbe andare avanti all’infinito, non lo farò! Non ci sono giocatori di basket o di football di 67 anni e qui davanti a voi c’è un uomo che continua a farlo, anche con cicatrici, punti di sutura e viti. Cosa devo ancora dimostrare? Ad un certo punto mi dovrò fermare!” … “Credo che i Kiss abbiano uno scopo più grande ed abbiano portato tanta felicità ai propri fan, che non sono più solo quelli della prima ora, ma anche tanti giovani che hanno sentito parlare delle leggendarie gesta della band. Un qualcosa che va ben oltre la musica, è una spinta a superare i propri limiti, consapevoli del fatto che se si lavora duramente per qualcosa, probabilmente la si può ottenere!” … “Per questo sarebbe motivo di orgoglio per me se venissi a sapere che la band andrà avanti anche quando non ci sarò più. Sarebbe l’ultimo test della credibilità acquisita in tanti anni di duro lavoro” … “Non ho inventato la ruota, sono il prodotto di tutte le persone che ho ammirato, tutti i musicisti che ho rispettato, è un po’ come uno stufato al quale ho aggiunto i miei ingredienti. Ci sono persone là fuori che non devono necessariamente imitarmi, non più di quanto non abbia fatto io con i miei eroi, quantomeno, ma che hanno tutte le carte in regola per raccogliere il testimone e proseguire la corsa!“.

Comprendo le sue parole, ma dubito delle sue intenzioni. Se, realmente, i Kiss avessero la volontà di passare il testimone ad interpreti più giovani, dovrebbero farlo in maniera graduale, cercando le persone più adatte a ricoprire tale ruolo, ed iniziando ad inserirle piano, piano nella band, come hanno fatto durante tutta la loro carriera. Ma innanzitutto dovrebbero smetterla di annunciare e portare avanti continui tour celebrativi, i vari “Final Tour” o “End Of The Road”, con cui stanno “ingannando” i veri fan e battendo cassa da oltre 20 anni! Ma poi, chi sarebbe realmente interessato a pagare il biglietto per assistere alla performance, formalmente impeccabile, di una “cover band” di lusso? Non sarebbe meglio cercare, la fuori, i prossimi Kiss? Piuttosto che, portare avanti, una sbiadita copia degli originali!

L’unica cosa più forte della morte di un artista, è il potere della sua musica.

Le sue canzoni vivranno per sempre.

Le operazioni commerciali, anche quelle più controverse, si nutrono, spesso, della fame di musica dei suoi fan. Molti per motivi anagrafici, non sempre hanno potuto vivere il periodo di maggiore popolarità di un artista o avuto la possibilità di vederlo ancora in vita. E anche se sai che stai assistendo ad uno spettacolo, che non sarà mai paragonabile all’originale, sei comunque disposto a credere alla menzogna“, per amore di quelle canzoni che ancora ti fanno vibrare, ma, sopratutto, perché sei consapevole che sarà la cosa più vicina all’originale che riuscirai mai a vedere su di un palco.

Il limite della decenza rimane, comunque, soggettivo.

Foto di LORENZO BOLLETTA.

Classificazione: 5 su 5.

Pubblicato da Lorenzo Bolletta

Musica, Cinema, Concerti, Viaggiare, Fotografia ...

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